di Claudio Dettorre
Il sangue di K. insozza le bandiere di ogni ideologia Cominceremo dalla fine del processo, nell’ “ora del silenzio nelle strade”. K. aspetta visite, si presentano due signori, vecchi attori di infimo ordine, forse due tenori, con cilindro, guanti e doppio mento. La loro faccia è nascosta. Se volessimo dare un volto ai due sicari, di scorcio apparirebbe Lenin sotto un cilindro. K. muore quando trionfa la rivoluzione sulle armate bianche. La controrivoluzione ha vinto. Kafka morirà dopo un terribile inverno in un ospedale della NEP. Ora Stalin, o forse Trotskij, gesticola di rivoluzione, dal “fodero appeso a una cintura legata sopra il panciotto” sfila un coltello da macellaio, non dominando le parole che sgorgano contro i bianchi, contro i soviet e contro gli estremisti. Gli sfugge ancora una “condanna”, l’ultima, il filo del coltello intanto viene esaminato al chiaro di luna e come un cane K. muore, mentre qualcuno osservava la scena da una finestra. Chi era? E l’altro sicario chi era? In sembianze parallele l’altro era ancora K.? Che assiste, partecipe e compie l’assassinio della sua parte apparente? Se il suicidio si presenta come omicidio, mentre getta luce sul grigiore del mondo kafkiano, si rivela autobiografico. “Mi uccida altrimenti lei è un omicida” sono le sue ultime parole. Anche se un fratello giuridicamente non è mai esistito, lo sanno tutti, chi farà come Kafka che ha ucciso suo fratello, trucidato al chiarore di luna? Lui il fratricidio l’ha finalmente compiuto, “rumore di pantegane schiacciate”. La “vescica piena di sangue” scoppia accoltellata, il sangue sprizza da ogni lato e annerisce il marciapiede. Ma salita la nausea, trascinato da un passo leggero, va verso la sua morte. Ognuno ha il suo Pallas, colui che ti guarda dalla finestra. K. è stato scoperto, paga il suo omicidio, che tuttavia gli ha fruttato una serenità inaccessibile a molti. L’esecutore della sentenza storica si avvia, scortato, alla sua esecuzione e il condannato in contumacia è ancora dentro e fuori di noi. Ancora.
(1975) Pubblicato su Provocazione.